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La tendenza sud, tra film e fiction

Se nel decennio che possiamo identificare tra il 1997 ed il 2007 la fiction ha fatto registrare un autentico boom produttivo, ed anche di ascolti, negli ultimi tempi questa tendenza sembra avere subito una piccola frenata. Si badi bene: non uno stop improvviso, ma un piccolo rallentamento. Il che non significa che il genere non sia più apprezzato dal pubblico italiano che, forse, però, è stato anche “vittima” di un sovraffollamento che probabilmente non ha giovato.

L’offerta, in ogni caso, sta rallentando: e se il 2008 ha proposto comunque molte ore di fiction, nel 2009 e nel 2010 si è programmato – anche per la crisi -, sia in Rai che da parte di Mediaset, un contenimento delle produzioni, quantomeno dei costi produttivi. Dunque, meno lunga serialità, mantenendo tuttavia quelle serie che ormai costituiscono una certezza, e più fiction di alto livello e di breve durata.

Una contrazione globale che ha comportato anche una contrazione di interventi al sud: la produzione si è “spalmata” su più fronti, ma il trend della fiction al Mezzogiorno non è proseguito nella stessa maniera. Per una serie di motivazioni che potrebbero sottostare alla base di questa scelta, anche di tipo politico, non è da escludere.

 

Ma, per quanto riguarda il fatto più propriamente artistico, che è poi quello che ci interessa, dobbiamo evidenziare come, pur tra difficoltà, alcune serie di successo non si siano fermate, proprio nell’ottica di portare avanti quelle consolidate e che, quindi, non avrebbero costituito un rischio produttivo in un momento di crisi. E, in questo senso, gli episodi di Montalbano hanno avuto come sempre il loro grande ascolto e pure Capri, nella seconda serie (e poi nella terza) ha proseguito su questa scia.

Polemiche scaturirono qualche anno fa, invece, per la mancata prosecuzione in Calabria di Gente di mare e l’archiviazione del progetto di fiction sul reparto elicotteristi dei Carabinieri, che avrebbe dovuto essere ambientato anch’esso in Calabria.

La Campania difende strenuamente un Posto al sole, mentre La Squadra, dopo un primo anno di cambiamento che ha lasciato un po’ spiazzati i suoi aficionados, dal secondo sembra essersi incamminata nuovamente sulla strada vincente.

Prodotti che, come si ricorderà, sono frutto del Centro di produzione televisiva di Napoli.

La Sicilia, oltre Montalbano, annovera anche altre fiction che vedono l’isola protagonista.

Come un’altra produzione nata dalla mente di Giovanni Minoli, ovvero Agrodolce. Per ora ferma alla messa in onda della prima stagione, ma si auspica possa proseguire con una seconda.

La Puglia, che già qualche anno fa aveva trovato nella fiction terreno fertile per la sua crescita produttiva nel settore video, continua su questa strada ed ormai è la regione che fa registrare i maggiori investimenti produttivi.

La Puglia è, pertanto, paradigmatica di una tendenza che prosegue, che nella fiction resta costante e che si sviluppa sempre più nel cinema.

E da qui si può dire che parta il nuovo boom dell’interesse per il Sud. Che, se non è più strettamente legato alla fiction, trae continua linfa dal settore cinematografico, con un’attenzione, oltre che nei confronti della Puglia stessa, in quelli della Sicilia e della Campania, che mantengono il loro ruolo, ma con uno sguardo pure sul versante calabrese e su quello lucano e con un risveglio che sembra riguardare anche la Sardegna.

In questo interesse, naturalmente, un ruolo particolare lo hanno rivestito e lo stanno svolgendo, in alcuni casi, le Film Commission, con un apporto ed un sostegno che si sta rivelando importante.

Film Commission, nascita di centri produttivi, festival: l’attenzione verso il settore è diventata crescente, il tentativo di creare indotto altrettanto.

E, quindi, si registra la creazione di Cineporti, di Centri produttivi, di scuole (a partire, naturalmente, dalla sede palermitana del Centro Sperimentale di cinematografia).

E poi i festival: alcuni solo passerelle, come accade naturalmente anche a livello nazionale; altri con una funzione promozionale importante ed altri ancora che si evidenziano sempre più come momenti di riflessione attorno a temi rilevanti, come lo stesso cineturismo. È il caso del festival di Ischia, il primo del genere ideato in Italia, che pone l’accento proprio su quanto il cinema può creare, a livello di indotto, attraverso l’utilizzo del territorio.

Come i tour organizzati nei luoghi in cui si girano film e fiction: il turismo, appunto, legato ai set. Che genera attenzione. E si spera possa generare anche sviluppo, perché no?

2. Lo sviluppo delle Film Commission e dei territori: il caso Puglia

Indubbiamente, come si diceva, nel processo di “riavvicinamento” delle produzioni televisive e cinematografiche al sud, il ruolo che ha giocato la Puglia è stato quello dall’impatto maggiore.

Se, infatti, anche Campania e Sicilia hanno visto nell’investimento in questa attività di “marketing territoriale” un punto importante per lo sviluppo, è senza dubbio quello della Puglia l’intervento maggiormente determinante, quello che, negli ultimi cinque anni soprattutto, ha contribuito a creare un vero e proprio “caso”.

Insomma, la Puglia, come affermano tanti addetti ai lavori, è “di moda” (non identificando con questo, comunque, qualcosa di effimero o momentaneo): tutti vogliono girare in questi territori e la Regione e la Film Commission hanno compreso l’importante di puntare su questo aspetto per costruire sviluppo.

Non a caso, proprio in Puglia sono stati girati numerosi film ed alcuni anche di grande successo (tra gli ultimi, quello di Ozpetek, Mine Vaganti), e proprio il territorio, la Puglia, e Lecce – dove la pellicola è ambientata – in particolare, hanno riscosso l’interesse del pubblico.

Quali i motivi di questa attenzione nei confronti della regione? Naturalmente la bellezza del territorio è uno di questi, ma comunque già noto. Probabilmente, ha giovato appunto un grande investimento di immagine, di sottolineatura delle bellezze esistenti, di disponibilità a divenire set. E anche il fatto – già evidenziato nel precedente volume – che tanti artisti originari della Puglia siano tornati a girare qui, da Rubini a Winspeare. E che tanti altri, non nativi della Puglia, l’abbiano scoperta e “lanciata”. Ed acceso l’attenzione pure di produzioni estere (persino dall’India).

La Puglia apprezzata dal cinema, ma anche dalla tv (e dal settore dei video musicali e dei documentari): nonostante, infatti, come si diceva, la crisi abbia colpito il comparto televisivo, tuttavia occorre sottolineare come la produzione che è stata realizzata abbia guardato molto a questa regione. E, altro dato fondamentale, di cui peraltro già all’epoca in cui scrivemmo Un set a sud si intravedevano le prime avvisaglie, riguarda le tematiche e l’innovazione che caratterizza le fiction girate in questo luogo: se nel 2007, infatti, stupì piacevolmente il dato che la prima serie tv in cui si trattava il tema di un matrimonio tra due donne fosse stata girata in Puglia, in questi ultimi anni questo territorio ha fornito la “base”, non solo logistica o di scenario, per racconti dalle tematiche importanti oppure tratti da testi di grande livello. In cui, soprattutto, il territorio diviene esso stesso racconto, esso stesso protagonista. Come nel caso dell’episodio di Crimini – seconda serie, basato sul testo di Gianrico Carofiglio, La doppia vita di Natalia Blum: una fiction in cui la scrittura perfetta viene resa attraverso una sceneggiatura altrettanto alta, supportata dalle interpretazioni e da una regia che, appunto, rende Bari protagonista del percorso del personaggio, una città attrice del racconto. E fotografata con grande intensità.

O come nel caso di una biografia che tocca davvero l’anima e la mente, quella del sindacalista e parlamentare Di Vittorio.

Insomma, uno slancio a livello produttivo e qualitativo che sembra non arrestarsi, ma anzi essere in crescita. E guardare oltre: se infatti, i festival del cinema, già radicati sul territorio (come quello di Lecce), o neonati, come il Bif&st, stanno attirando sempre più l’attenzione sulla Puglia, altri interventi più propriamente di tipo tecnico-produttivo si stanno mettendo in cantiere per far diventare questa regione un punto di riferimento, guardando anche al futuro. Uno dei progetti è quello della creazione di un Polo del cinema digitale: un centro che avrà sede nel Palazzo Oberti di Mola di Bari, promosso dalla Regione con il sostegno del Comune e dell’Unione Europea. Un progetto che si inserisce nel più ampio “sistema cinema Puglia”, di cui fanno parte lo stesso Bif&st, la Film Commission, i cineporti di Bari e Lecce. Un sistema cinema voluto appunto dalla Regione.

Il ruolo della Film Commission in questi anni – tra l’altro, pochi, essendo nata nel 2007 – è stato determinante, con un’attività fondata anche sulla produzione, un finanziamento diretto a circa 50 titoli. Finanziamento visto come investimento, che può portare indotto, soprattutto turistico: non a caso, si è investito anche su questo punto, realizzando un volume, una guida cineturistica dal titolo “Effetto Puglia”.

Insomma, una vera e propria “case history”, che può fare scuola in tutto il sud.

Un sud che, più in generale, si sta muovendo anche attraverso lo strumento delle Film Commission. Che in qualche caso diventa fondamentale, in altri cerca di esserlo, in altri ancora scatena polemiche (e non potrebbe essere altrimenti, visto che si tratta di organismi di nomina politica…). In alcuni casi sviluppa produzioni, in altri sostegno logistico, dà vita a festival, che cercano di circuitare l’idea di cineturismo, o a progetti, come, solo per fare un esempio, quello di Cinesicilia.

Ovviamente, c’è ancora ampio margine di crescita, puntando alla qualità dell’offerta e della scelta produttiva, naturalmente.

3. Dal caso Puglia alla (ri)nascita della Basilicata

Il “caso Puglia”, dopo quello di Napoli e di Un posto al Sole, sembra comunque aver già fatto scuola. La Basilicata, infatti, sta nuovamente vivendo un “indotto” creato da un film.

Come si ricorderà, dopo aver fatto da sfondo, negli anni ’60, al Vangelo secondo Matteo di Pier Paolo Pasolini, i Sassi di Matera catalizzarono nuovamente l’attenzione internazionale qualche anno fa, sull’onda del successo di The Passion, il film che Mel Gibson decise di girare proprio in Basilicata.

Da qui, un rinnovato interesse nei confronti di questa regione, un interesse anche di tipo turistico.

Dopo l’effetto Gibson, però, l’attenzione è sembrata scemare, dal punto di vista mediatico e produttivo. Fino a quando un figlio di questa terra ha pensato di ambientare qui il suo esordio registico. Diventando così il caso cinematografico dell’anno: quel “Basilicata coast to coast”, firmato Rocco Papaleo, che ha fatto incetta di premi in tanti festival, facendo scoprire e riscoprire questa regione, ricca di cultura, storia e bellezze naturali.

È proprio lo spirito del film, il viaggio – che, attraverso il percorso attuato dai protagonisti, compie lo stesso spettatore – a fare ammirare questa terra, i suoi angoli, le sue sfaccettature. Facendo conoscere questa regione, poco nota, come sottolinea lo stesso Papaleo.

E questo film ha consentito di far riaccendere i riflettori sulle potenzialità di un territorio, di attrarre attenzione, anche a livello turistico, di riproporre anche qui, appunto, un effetto Puglia.

Un effetto mediatico, fondato però sullo stile, che serve a diffondere una storia e, nello stesso tempo, un territorio.Specie se, come in questo caso, i due aspetti sono strettamente legati: la storia e il territorio diventano imprescindibili l’una dall’altro, si raccontano a vicenda, sono parti di un tutto e l’uno serve a descrivere ed esaltare l’altra senza che ci sia soluzione di continuità, soprattutto senza che questo sia appositamente creato, senza che sappia di posticcio. Ma come una sinergia naturale.

Senza contare un aspetto fondamentale di questo film (come altri, di cui parleremo in seguito, dato che questa pellicola rappresenta un po’ una “summa” dei temi del ritorno dei set a sud): la musica. Il jazz, l’improvvisazione (con la grande Rita Marcotulli autrice della colonna sonora, ma anche con l’apporto dello stesso Papaleo, che è pure musicista), che si uniscono con estrema naturalezza, appunto, alle immagini. Ed al territorio: come esplicitato dalla canzone finale, quasi un inno alla stessa Basilicata.

Chissà che da questa ripresa di interesse non si apra un nuovo percorso cinematografico per questa regione. Altre produzioni hanno infatti visto protagonista, quasi contemporaneamente o qualche mese dopo, la Basilicata: da Hai paura del buio, ambientato a Melfi, a Un giorno della vita, sempre girato a Melfi (che qualche anno prima aveva ospitato le riprese di Io non ho paura di Salvatores), con Maria Grazia Cucinotta.

4. La nuova attenzione da parte del cinema

Come detto, l’aspetto fondamentale che differenzia questa nuova tendenza, rispetto a quella di qualche anno fa, è la crescita dell’interesse delle produzioni cinematografiche nei confronti del Sud, rispetto a quello riguardante le fiction. Se nel decennio che va dalla fine degli anni ’90 al 2007, la fiction era stata l’elemento chiave di questa riscoperta, adesso, data anche la crisi – o meglio, il contenimento dei costi – nel settore produttivo televisivo, è il cinema (non che il settore non risenta del momento di recessione o di tagli… ma questa è un’altra storia!) ad essere il protagonista. Con una attenzione sempre crescente, c’è da aggiungere.

Basterebbe guardare l’elenco dei film prodotti negli ultimi tre anni per comprendere quanto questa interesse si sia spostato prepotentemente sul settore cinematografico. E basterebbe soprattutto guardare alle tre regioni chiave, Puglia, Sicilia e Campania, per capire come questo interesse stia perpetuando, se non aumentando, il boom di cui parlavamo proprio nel 2007.

Partiamo, dunque, dalla terra del boom, da questa Puglia così amata oggi dai registi. Citavamo in precedenza Ozpetek: è solo l’ultimo in ordine di tempo ad aver scoperto questo territorio, ma è certamente uno dei cineasti che con la sua opera sta contribuendo a far conoscere questa regione persino oltreoceano (ha infatti vinto un premio al Tribeca Festival, la manifestazione promossa da Robert De Niro). Il suo Mine Vaganti, pur se riporta la descrizione di una vita di provincia con i suoi limiti, fotografa realtà che magari mascherano invece aperture mentali maggiori. E soprattutto mostra il fascino di un territorio che conquista lo spettatore, ma anche il regista stesso, che qui potrebbe girare pure un altro film. Senza contare un aspetto: quello della famiglia, che per Ozpetek è sempre un dato importante, che sia la famiglia tradizionale o un nucleo amicale che diventa famiglia, e che si ritrova in uno dei suoi luoghi simbolo, il tavolo da pranzo, la cucina, il desco insomma, con tutta la valenza della tradizione che si riversa negli alimenti. Un aspetto importante per l’autore, come per il sud; una congiunzione di temi che trovano la loro connotazione in un racconto che si fonda anche su elementi caratterizzanti come questo.

Oltre il folklore, oltre il didascalico.

Elemento fondante, elemento di racconto.

Il cibo diventa strumento di racconto, anzi protagonista, come Davide che riesce a sconfiggere la multinazionale Golia. Parliamo di Focaccia blues, che racconta la storia vera di un panettiere che, producendo la famosa focaccia di Altamura, fa addirittura chiudere un famoso fast-food. Un film che è diventato un piccolo caso e che è forse paradigmatico della forza di un territorio e, perché no, anche del suo cinema.

Cinema che, in questi anni, ha dato vita a tante altre opere: dal ritorno di Edoardo Winspeare, con Galantuomini, a Il passato è una terra straniera, tratto da un romanzo di Gianrico Carofiglio, che alla Puglia resta indissolubilmente unito e che ha avuto sicuramente grande merito nella sua riscoperta dal punto di vista artistico, passando per L’uomo nero, ancora un ritorno, questa volta di Rubini. E poi, un episodio di Manuale d’amore 2, ed un altro film che vede come protagonista un pugliese che può un po’ essere considerato come il simbolo di questo boom della regione, avendo interpretato molti film e fiction ambientati in Puglia: parliamo di Emilio Solfrizzi, attore principale della pellicola Piede di Dio, e più recentemente della nuova opera di Eugenio Cappuccio, Se sei così, ti dico sì.

Presente, inoltre, anche un salto nella comicità pura, quello di un altro pugliese doc, Checco Zalone, che con il suo Cado dalle nubi è stato campione di incassi (ed ha poi bissato, anzi macinato record su record, con Ma che bella giornata, regia, anche in questo caso, di Gennaro Nunziante, e sempre girato in Puglia, naturalmente). L’elenco potrebbe continuare ancora, comprendendo, tra l’altro, anche esordi come Il primo incarico, di Giorgia Cecere, con Isabella Ragonese, o il terzo film di Giada Colagrande, A woman, che vede tra i protagonisti anche il marito della regista, il grande Willem Dafoe. E, da questo nome, possiamo prendere spunto per guardare all’estero: anzi, sono gli stranieri che guardano alla Puglia, come nel caso di Non ti voltare, che ha visto riunite due icone della cinematografica italo-francese, come Monica Bellucci e Sophie Marceau. Senza contare il grande interesse persino dell’India e di Bollywood!

Un elenco sterminato, che comprende altre nuove opere: Senza arte né parte, di Giovanni Albanese, con Vincenzo Salemme, Giuseppe Battiston ed un altro pugliese doc come Paolo Sassanelli. E ancora, La vita facile, diretto da Lucio Pellegrini, con Pierfrancesco Favino, Vittoria Puccini e Stefano Accorsi, e L’appartamento ad Atene, regista Ruggero Dipaola, con Laura Mastandrea e Valeria Solarino; Daniele Ciprì, che a Brindisi gira È stato il figlio, tratto dal romanzo di Roberto Alajno, e che vede tra i protagonisti il gettonatissimo Toni Servillo; Il paese delle spose infelici, di Pippo Mezzapesa, con Rolando Ravello, Teresa Saponangelo, Antonio Gerardi, Valentina Carnelutti (tutti già star de La squadra); per finire con un grande autore come Ermanno Olmi che ha scelto Monopoli, in provincia di Bari, per il suo nuovo film, Il villaggio di cartone.

Senza contare che in Puglia è stata girata anche parte dell’opera che ha visto il ritorno alla regia cinematografica di Mario Martone, quel Noi credevamo che al Lido di Venezia ha riscosso numerosi consensi.

Spostandoci in un’altra regione che ha molto puntato su cinema e fiction, si può riscontrare una grande attenzione di questi ultimi anni anche per la Sicilia: oltre, naturalmente, Giuseppe Tornatore che non può prescindere dal tornare a raccontare la sua terra, come (anche se alcune scene sono state girate in Tunisia) con Baària – e che del rapporto con il territorio ha fatto una delle caratteristiche del suo cinema, ponendo l’accento proprio su quegli elementi (il territorio come linguaggio come racconto esso stesso, fonte di ispirazione) che fondano la tendenza sud, che sono punti cardine della nuova primavera del cinema del sud – possiamo parlare, ad esempio, di Roberta Torre, una siciliana d’adozione che ha ambientato a Catania I baci mai dati; o ancora, Ficarra e Picone, anche loro indissolubilmente legati ad una Sicilia che sanno raccontare con verità, ironia e bellezza, come ne La Matassa. Un altro ritorno, quello di Emanuele Crialese che, dopo il successo di Respiro, sceglie nuovamente la Sicilia, per la precisione Linosa, per il suo Terraferma, che ha trionfato al Festival di Venezia, vincendo il premio speciale della giuria. E ancora, Viola di mare, prodotto da un’altra siciliana doc come Maria Grazia Cucinotta che, appunto nelle vesti di produttrice, ha deciso di investire proprio nello sviluppo della sua regione. Si può citare Wim Wenders e il suo Palermo Shooting, che ha riportato nuovamente il grande regista al sud d’Italia. Restando in tema di stranieri, Fanny Ardant è tornata a girare nell’isola (dove aveva già interpretato L’odore del sangue, di Mario Martone): è infatti la protagonista di Chamber Room, nel ruolo di un grande attrice che riflette sul suo passato e sulla sua vita. Tra le particolarità della pellicola, il fatto che segna il debutto alla regia di Tommaso Rossellini, nipote di Roberto.

Un debutto, dunque, l’opera di un giovane. Come opera giovane è anche Ristabanna, di Gianni Cardillo e Daniele De Piano. Ed esordio che ha destato attenzione è stato anche quello di Daniele Gangemi, con Una notte blu cobalto, con Corrado Fortuna, Valentina Carnelutti, Regina Orioli e Alessandro Haber, in cui la protagonista è la città di Catania, autentico asse portante del film, mai contorno, ma anima di un percorso interiore, e soprattutto ritratta sia attraverso i suoi luoghi più noti ma anche attraverso quelli meno conosciuti.

Infine, non si possono non contare i documentari: tra tutti, citiamo quello che potrebbe essere definito come una sintesi tra documentario e film e che vede riuniti quattro registi, Ugo Gregoretti, Carlo Lizzani, Francesco Maselli e Nino Russo, impegnati in altrettante storie (riunite nel progetto cinematografico denominato Scossa), attraverso le quali si intende raccontare la tragedia del terremoto che nel 1908 colpì le due sponde dello Stretto di Messina.

Insomma, rinnovato e crescente interesse per una regione dalle grandi tradizioni cinematografiche, come del resto la Campania. Che fa registrare anch’essa un boom: un panorama che spazia dai grandi autori italiani, ai film maggiormente premiati in questi ultimi anni, all’interesse di registi statunitensi. A partire da Lo spazio bianco, di Francesca Comencini, tratto dall’omonimo libro di Valeria Parrella, in cui il territorio riflette paure, difficoltà, ma anche speranze e gioie della protagonista, passando per Tris di donne e abiti nuziali, di Vincenzo Terraciano, e per L’amore buio di Antonio Capuano, un autore sempre molto legato alla Campania, che sa descrivere rendendola spesso teatro di temi universali. Altro autore campano storico è il già citato Mario Martone, mentre anche la commedia guarda a questo territorio, come è peraltro tradizione, ma unendola alla riflessione in Benvenuti al sud, di Luca Miniero, autentico campione di incassi all’inizio della stagione 2010-2011, con l’adattamento di un successo francese, Giù al nord. Sorriso, riflessione e sguardo surreale sono presenti poi in un altro film d’autore, Il seme della discordia di Pappi Corsicato. Ironia mista a verità è protagonista, invece, in Lascia perdere Johnny, di Fabrizio Bentivoglio, che sceglie il sud per la sua opera prima dietro la macchina da presa.

Una tradizione, ma rivisitata, è quella che porta sul grande schermo il regista Maurizio Scaparro, che per L’ultimo Pulcinella vuole al suo fianco uno dei suoi attori preferiti e simbolo di una napoletanità che non è mai bozzettistica ma ne riflette l’anima, e che dunque può rappresentare l’incontro tra tradizione e modernità, ovvero Massimo Ranieri.

L’impegno è poi molto presente nella cinematografia che guarda alla Campania: come dovere artistico di raccontare, da Gomorra a Fortapasc. Ma Anche Napoli, Napoli, Napoli, la pellicola di Abel Ferrara, che torna nella terra dei suoi antenati per descriverla nelle sue contraddizioni, con uno stile proprio e con il sentimento di chi non può dimenticare le proprie radici. Lo stesso che ha portato in Campania John Turturro che, seppure di origini siciliane (e all’isola ha dedicato una precedente pellicola), è innamorato a tal punto della canzone partenopea da volergli dedicare un film, Passione, che riunisce tutti i nomi noti dell’arte musicale campana, riflettendo però questo mondo al di là appunto di stereotipi, scoprendo influenze tra sonorità mediterranee, affrontando, insomma, l’argomento con originalità e stile.

Dunque, questo territorio ha destato ultimamente una grande attenzione anche all’estero: e, in questa direzione si inserisce pure il regista di Angeli e Demoni, Ron Howard, che gira qui alcune scene del seguito de Il Codice da Vinci. Nonché uno degli esponenti di un gruppo storico come quello dei Monthy Python, Terry Gilliam, giunto a Napoli per realizzare The Wholly Family, un corto che ha avuto come protagonista Cristiana Capotondi.

Tornando invece agli autori che forniscono una propria lettura della loro città o del proprio territorio, da citare anche un documentario a più voci, come Napoli 24: 24 autori, tra i quali Paolo Sorrentino e Pietro Marcello, che raccontano la propria visione di questa città.

E ancora l’impegno – come approfondiremo nel capitolo dedicato ai temi – e il sociale, le vecchie e le nuove migrazioni, argomenti mediati anche dall’ironia: è il caso di Into Paradiso, esordio di Paola Randi (con protagonisti “l’altro” Servillo, Peppe, e Gianfelice Imparato) che ha suscitato grandi consensi sia al Festival di Venezia, dove è stato presentato, sia in altre manifestazioni, anche all’estero. A proposito di Servillo, Toni è sicuramente un attore molto legato al territorio e, tra l’altro, interprete anche di Gorbaciof, di Stefano Incerti, sempre girato in Campania, in una Napoli multietnica, a tratti insolita e con luci e tagli che accompagnano il racconto.

Una regione che sembra poi aver trovato nuova vitalità in questo settore pare essere la Calabria: quella Calabria ritratta poeticamente da un suo “figlio”, ovvero Michelangelo Frammartino, i cui genitori sono originari della Locride e che proprio nella Locride ha ambientato Le quattro volte, un film che ha riscosso successo da Cannes ad Annecy, passando per altri grandi festival internazionali. O quella che fa da sfondo all’ironia ed alla sferzante satira dell’istrionico Antonio Albanese, nei panni di Cetto La Qualunque, in Qualunquemente, che porta la firma di Giulio Manfredonia. Ma l’elenco, che si è notevolmente arricchito soprattutto nel 2010, comprende altri nomi: da Giancarlo Gianni, che in Calabria ha girato alcune scene del suo ritorno dietro la macchina da presa, Ti ho cercata in tutti i necrologi; a Maria Grazia Cucinotta, interprete, insieme a Danny Quinn, di The opening; ad Alice Rorhwacher, sorella di Alba, che a Reggio e provincia ha filmato Corpo celeste, la sua prima opera come regista “singola”, dopo alcune esperienze in pellicole collettive e documentari. E poi, a proposito di documentari, la nuova prova di Felice D’Agostino e Arturo Lavorato, i due autori pluripremiati che, con In amabile azzurro, hanno deciso di passare al docu-film e che con il successivo corto In attesa dell’avvento hanno conquistato un altro riconoscimento, a Venezia, nella sezione “Orizzonti”. E intanto sarebbero in cantiere altre produzioni, come il film che racconterà la storia del cantante di Marina, Rocco Granata, originario della Calabria e poi emigrato in Belgio e che dovrebbe essere diretto da Stijn Connix, già candidato all’Oscar per il miglior film straniero con “Deans”. Ed un ritorno: quello di Mimmo Calopresti, originario della provincia di Reggio, che più volte ha scelto la sua terra natale per ambientare le sue opere (Preferisco il rumore del mare ed il più recente L’abbuffata). Calopresti ha infatti annunciato che in Calabria girerà parte delle scene del suo nuovo film, che sarà tratto dal libro di Gaetano Savatteri, Uno per tutti. Reggio sarà invece set del debutto nel lungometraggio del giovane Fabio Mollo, già pluripremiato per il corto “Giganti”. Mollo girerà in riva allo Stretto Il sud è niente, con Guido Caprino e Valentina Lodovini.

Infine, la Sardegna: una terra che qualche anno fa, con il successo di una serie di autori, aveva fatto parlare di una nuova cinematografia sarda. Un sentiero che pare si voglia continuare a seguire, soprattutto con l’opera di Salvatore Mereu, tornato dietro la macchina da presa con Tajabone, un progetto che ha per protagonisti studenti di due scuole dell’isola, sostenuto dalla Sardegna Film Commission, che intende così puntare sullo sviluppo della cinematografia in questa meravigliosa e suggestiva terra (e, a proposito di Film Commission, si registra anche la nascita di quella di Cagliari). Frattanto, la Sardegna ospita altri set, come quello di Peter Marcias, autore della pellicola I bambini della sua vita, che ha tra gli interpreti anche la grande Piera degli Esposti.