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A fronte di una nuova politica euro mediterranea, la Calabria ha l'opportunità di recitare un ruolo nel panorama politico ed economico internazionale, vista la sua posizione geografica nel Mediterraneo.
Sicuramente a questo vantaggio naturale la Calabria dovrà affiancare una capacità organizzativa delle proprie strutture pubbliche e private in grado di assolvere ai compiti gestionali ed amministrativi in maniera efficiente e con l'applicazione di nuovi modelli organizzativi e con l'uso di supporti tecnologici avanzati anche per una maggiore efficienza nei servizi.
A tale proposito vanno premesse brevi considerazioni di carattere generale attorno alle problematiche che si propongono soprattutto alla attenzione dei centri del Mezzogiorno d'Italia.
Uno degli eventi di natura socio-politica del quale si notano sintomi preoccupanti è la pressione migratoria del sud e dell'est verso l'Europa di cui è previsto nel prossimo futuro un forte aumento se non si avvieranno politiche di sostegno all'economia dei Paesi del bacino del Mediterraneo.
L'unione Europea ha già avviato un piano di cooperazione euro-mediterranea definito di “partenariato globale” con gli obiettivi di sostenere le iniziative di riforma delle strutture socioeconomiche intraprese dai Paesi Terzi Mediterranei volte a raggiungere la stabilità e la sicurezza a lungo termine attraverso azioni di sostegno per la transizione economica ed all'istituzione di una zona di libero scambio, al raggiungimento di un migliore equilibrio socioeconomico, alla cooperazione regionale e transfrontaliera.
La linea politica seguita dall'Unione Europea è quella di innescare rapporti di “partenariato globale”.
Il proposito è quello di instaurare e rafforzare fra tutti i Paesi contraenti un “patto di stabilità”, con l'obiettivo di base dell'accettazione comune delle principali istituzioni e norme internazionali e di alcuni valori fondamentali come lo Stato di diritto, il rispetto dei diritti umani e delle libertà individuali.
La stabilità non è un fine in sé ma è la premessa necessaria per accelerare in maniera durevole il ritmo dello sviluppo sociale ed economico.
La creazione di uno "spazio di libero scambio curo-mediterraneo" da realizzare entro la fine di questo decennio è un'azione che ci auguriamo si concretizzi realmente.
Un progetto ambizioso, che richiede a tutti i contraenti politiche ispirate ai principi dell'economia di mercato e dell'integrazione, tendenti alla modernizzazione del settore privato e al trasferimento delle tecnologie.
Per raggiungere questi obiettivi sociali ed economici è importante una grande disponibilità al dialogo ed al rispetto reciproco fra culture e religioni diverse: il fenomeno contemporaneo delle migrazioni clandestine che interessano le varie sponde del Mediterraneo non favorisce la cultura del dialogo.
Rispetto a tale obiettivo va considerato che la formazione in Italia nel settore dello sviluppo e della cooperazione allo sviluppo è uno dei settori dove è bassissima la presenza di figure professionali, sovente accompagnata da una più scarsa offerta formativa.
Inoltre nel Mezzogiorno non abbiamo Università o scuole che offrono la possibilità di formazione nel settore.
L'Università di Reggio Calabria, dandosi il nuovo nome di Università Mediterranea sta lanciando un messaggio forte che è accolto con interesse dalla comunità locale.
È opinione condivisa e matura che le Università ed i centri partecipati dalle stesse costituiscano un punto strategico del processo permanente di educazione allo sviluppo ed uno strumento di diffusione di cultura della cooperazione internazionale.
La formazione di nuovi operatori è importante per innescare e gestire queste forme complesse di sviluppo dove le capacità degli operatori devono essere elevate e specializzate tramite un'offerta formativa debitamente organizzata.
Le istituzioni pubbliche ai vari livelli (Stato, Regioni, ecc.) saranno chiamati a gestire questo fenomeno complesso del rapporto delle migrazioni e dello sviluppo dei Paesi di provenienza, in quanto per diminuire la spinta migratoria vanno aiutati i Governi ad innescare processi di crescita economica e sociale. Nello stesso tempo va impostata una politica dell'accoglienza.
La Calabria deve diventare un "laboratorio" per sperimentare modelli di sviluppo replicabili nelle aree mediterranee in via di sviluppo; diventando da Sud dell'Europa il Nord di un'area mediterranea che cerca una via per l'integrazione culturale ed un sistema socioeconomico che riporti il Mediterraneo ad una rinnovata centralità economica nella scena mondiale.
Lo sviluppo dovrà essere orientato e finalizzato dalla ricerca tecnologica applicata e da programmi di Alta Formazione in un'azione sinergica tra Università, Enti Locali e Sistema produttivo al fine di creare un "polo d'attrazione" che favorisca lo sviluppo di attività di servizio ed instauri una rete di comunicazione tra le istituzioni pubbliche e le società private.
La Calabria dovrà diventare una regione in grado di:
- attivare rapporti nazionali ed internazionali;
- valorizzare risorse ed intelligenze;
- finalizzare i risultati della ricerca allo sfruttamento industriale puntando all'impiego di risorse umane;
- innovare la piccola e media impresa coinvolgendola nell'attività di ricerca e diffusione delle conoscenze e trasferimento delle tecnologie;
- attivare processi di formazione e sviluppo per le risorse umane.
La nuova metodologia usata per la programmazione a livello territoriale ci induce a pensare che sono maturate le condizioni per nuove riflessioni sul ruolo che gli enti pubblici territoriali, gli enti economici, le Università, la scuola possono giocare rispetto allo sviluppo economico locale.
Infatti, i bisogni delle comunità locali possono essere individuati soprattutto nella messa in moto di processi di modernizzazione dei settori tradizionali, diversificazione del sistema produttivo tramite l'introduzione di una logica sistemica nell'apparato economico. Pertanto il campo d'interesse nel futuro sarà sempre più rivolto alla creazione di un'offerta organizzata di servizi frutto di ricerche nel settore dell'innovazione.
Attivare meccanismi propulsivi è un compito complesso ed implica una combinazione di politiche economiche ed industriali e di strategie tale da consentire di governare lo sviluppo locale affinché sia competitivo in relazione agli scenari economici e sociali che si determinano a livello nazionale ed internazionale.
Nella prospettiva dell'internazionalizzazione e della globalizzazione dei mercati un ruolo decisivo lo dovrà svolgere la Pubblica Amministrazione della Regione Calabria e di tutte le Autonomie locali, in quanto saranno chiamati ad un'offerta di servizi ad alto valore aggiunto, dove la specializzazione dei singoli sia basata su una diffusa e condivisibile cultura organizzativa.
La Pubblica Amministrazione è pertanto chiamata ad essere nodo di un sistema d'interrelazioni che crei le condizioni per lo sviluppo.
Sviluppo che fondamentalmente si autodetermina dal mercato e non da politiche assistenzialistiche che falsano le regole della competizione e della libera concorrenza.
È fondamentale avere una classe dirigente che sappia sostenere, ripensare e pianificare lo sviluppo della nostra realtà socioeconomica indebolita da politiche economiche ed industriali assistite e realizzate senza tenere conto delle reali esigenze dello sviluppo.
Politiche economiche ed investimenti che se pur rilevanti quantitativamente risultano infruttuose dal punto di vista qualitativo.
Questo obiettivo è raggiungibile tramite una dirigenza formata ad una cultura manageriale orientata all'innovazione nei processi e nei comportamenti organizzativi.
Lo scopo fondamentale dell'azione formativa deve servire ad avviare la creazione di un comune linguaggio, una comune cultura, uno scambio orizzontale di esperienze tra dirigenti di strutture pubbliche e private, che se pur chiamati a compiti diversi condividono, per certi versi, una comune base dell'organizzazione del lavoro per effetto principalmente del poderoso sviluppo delle tecnologie informatiche e delle telecomunicazioni. Pertanto la comunicazione e le tecniche di comunicazione hanno assunto una funzione di primo piano ed in questo senso si giustifica l'orientamento teso a stimolare e favorire le esperienze formative che rafforzino i legami orizzontali, sperimentino nuove metodologie didattiche che contengano in qualche modo elementi generalizzabili anche al di fuori delle condizioni specifiche che ne determinano la nascita. La formazione a tutti i livelli va intesa come un'opportunità di crescita individuale e, di conseguenza, della collettività nella quale l'individuo si colloca.
Infatti, in una realtà, come quella calabrese dove manca una diffusa cultura d'impresa e dove gli operatori sono poco disposti ad accogliere le istanze provenienti dall'esterno, l'attività di formazione diventa strategica per un cambiamento culturale nell'approccio alle problematiche legate allo sviluppo dell'impresa che oggi più che mai ha bisogno di trovare risposte innovative e avanzate tecnologicamente.
Un altro aspetto importante e del quale vanno create le condizioni affinché si determinino azioni per processi sistemici di innovazione è il trasferimento di tecnologia. Infatti, la scoperta di nuovi saperi in campo scientifico e tecnologico è soltanto una parte del processo di innovazione. Il trasferimento di tecnologia è fondamentale per rivitalizzare le imprese esistenti e nello stesso tempo creare le condizioni per la nascita di nuove imprese.
L'innovazione evidenzia che numerosi fattori hanno influenza sui processi, sulla cultura organizzativa delle imprese, sul ruolo dell'imprenditore, sulle esigenze delle piccole aziende in fatto di assistenza tecnica, manageriale e finanziaria.
Il trasferimento di tecnologia può essere attivato creando forme di collaborazione tra Enti Pubblici, Università, Centri di ricerca ed Imprese.
Invero, le Università, fino ad oggi non sono compiutamente entrate nella logica dei processi di trasferimento e di commercializzazione dei risultati delle loro ricerche, ma in funzione della nuova riforma stanno mutando atteggiamento. Sta maturando però l'interesse alla collaborazione con gli enti territoriali al fine di attivare legami istituzionali capaci di effettuare rapidamente il trasferimento dei risultati delle ricerche condotte al loro interno, verso le imprese che possono proto tipizzare ed ingegnerizzare i risultati della ricerca.
Questo è fondamentale in una regione come la Calabria dove la dimensione delle imprese è piccola e pertanto la ricerca non rientra tra le attività finanziate direttamente dalle stesse.
In definitiva lo scenario di profonde trasformazioni che si delinea nella geografia politica dell'Europa consente di affermare provocatoriamente che il Mezzogiorno d'Italia, e la sua regione più avanzata, la Calabria, sarà in condizione di trasformare la sua apparente condizione di marginalità in una strategia culturale complessiva che, ricollegando nel cuore dell'Europa i temi di sviluppo, sappia poi annodarli, appunto attraverso la mediazione della cultura dell'umanesimo mediterraneo delle aree meridionali, con quelli dei Paesi africani, conferendo così un'impronta definitiva alla edificazione dello stesso progetto Europa.
È evidente l'assurdità storica di immaginare un processo di unificazione europea che trascurasse i retaggi culturali, i valori etici e religiosi, il complessivo peso politico della cultura mediterranea, a meno che costituisca l'eredità della, pur grande, esperienza carolingia o addirittura prussiana.
Un modello che riuscirebbe, si, ad esaltare soltanto il primato di buona parte dell'Occidente, ma che, rimanendo dentro confini rigidi, ridurrebbe la capacità di interpretazione e di governo della complessità dell'intero mondo contemporaneo e di convivenza con altre interessanti culture e vive, anche drammatiche, realtà.
Il Mediterraneo è crocevia fra Europa ed Africa, fra Europa ed Asia e di questo crocevia questa area è punto obbligato di passaggio.
È stato e sarà attore primario nella millenaria fondazione dell'Europa moderna, guardando con simpatia tutti i popoli africani che sul Mediterraneo si affacciano o che ad esso sono contigui.
Il Mezzogiorno, la Calabria vuole, e deve, dunque - e non soltanto negli auspici - concorrere efficacemente a promuovere ed a sostenere tra le sponde del Mediterraneo il fecondo flusso della cultura e della collaborazione, linfa vitale soprattutto per quelle terre che sono oggi tra i luoghi meno sicuri del pianeta e da sempre terreno di tensioni fra le potenze di tutto il mondo.
In questo scenario meraviglioso, in queste formidabili esperienze umane e sociali che vissero i nostri avi deve inserirsi la rinnovata cultura mediterranea, tesa a riscoprire percorsi comuni, con il coinvolgimento soprattutto delle istituzioni universitarie, per assicurare a tutta la comunità mediterranea la fruizione di ogni conquista di moderni prodotti culturali, mediante adeguato "trasferimento", anche a mezzo dei più moderni sistemi multimediali.
L'obiettivo principale di questo processo di sviluppo è sicuramente quello di offrire vantaggi alle comunità degli uomini del Mediterraneo, permettendone la partecipazione al miglioramento qualitativo degli standards di vita complessivi.
Alla base di questo processo sta però lo sviluppo umano, che certamente non abbraccia soltanto l'aspetto produttivo e distributivo delle ricchezze, ma deve interessare primariamente la formazione delle capacità umane.
È noto come in uno scenario di tanta vitalità di interscambi, i Paesi in via di sviluppo, in un quadro di eccedenza di risorse umane, continuano ad importare know-how e forza lavoro tecnologicamente qualificata.
Rimane dunque viva l'attenzione verso la "formazione", strumento indispensabile di crescita culturale ed economica dei P.T.M., fattore strategico per uno sviluppo equilibrato nel bacino mediterraneo, anche- alla luce delle crescenti pressioni migratorie.
In questa prospettiva di integrazione soprattutto l'impegno della Regione e del mondo universitario dovrà dare priorità ai livelli scientifici-culturali, creando una fitta cooperazione fra loro e ponendo l'attenzione verso le scienze capaci di applicare la ricerca ad uno sviluppo globale ed equilibrato dell'ambiente.
Occorre utilizzare luna vasta piattaforma, dunque, di livelli istituzionali idonei a recepire un discorso di potenziamento e di valorizzazione delle problematiche scientifiche e tecnologiche dell'intero bacino del Mediterraneo.
Ma il progetto culturale che va proposto con forza dovrà :delinearsi con caratteri di più specifica peculiarità: deve puntare al recupero della "identità propria della cultura mediterranea", che ha alimentato nei secoli la sapienza dei nostri grandi uomini di pensiero, proprio oggi in un inquietante scenario culturale-politico-economico, nel quale si intravede il rischio che siano ridotti a stracci millenni di civiltà interiorizzata, di pensiero speculativo.
Si profila cioè il rischio che si delineino aree di subalternità, imposte ancora una volta dalle leggi economiche per cui le comunità appartenenti alla cultura mediterranea ed a quella magno - greca rischiano di perdere connotati culturali tradizionali, assistendo impotenti all'estinguersi dei propri valori, brutalmente cancellati, sostituiti da "valori" nuovi, "diversi", elaborati in altri contesti, alimentati dalla cultura dell'efficientismo e del successo produttivistico, costi quel che costi.
Alle soglie del Tremila si delinea uno scenario che potrà essere dunque ricco di innovazioni e probabilmente di autentiche rivoluzioni tecnologiche ma che potrà anche essere rigorosamente esigente e pericolosamente discriminante.
Viviamo in un secolo ipertecnologico che non necessariamente si concilia però con civiltà e progresso, non potendosi presumere che civiltà e progresso procedano intrinsecamente al seguito dello sviluppo economicistico.
Vi sono dolorose prove del contrario, tanto che in molte parti del mondo si studia per rendere etiche e culturali le società industriali.
Una potenza tecnologica ed economica quale è il Giappone nella fucina di innovazioni installate nel parco scientifico di Fsukuba, riconosce oggi la necessità di recuperare la cultura umanistica delle proprie radici.
Mentre assistiamo ad esperienze scientifiche per cui sistemi di microprocessori utilizzano cellule viventi per rifornimenti di lunga durata, quale corollario di un caleidoscopio del futuribile planetario scientifico, ci domandiamo quale potrà essere il futuro anche prossimo dell'altro versante, il versante della crescita umana a fronte di una rivoluzionaria navigazione a velocità superiore alle stesse capacità di adattamento, pur straordinaria, dell'uomo.
I metrès a penser della "Rete delle reti", Internet, dichiarano, senza turbamento, che sicuramente soltanto una parte della popolazione mondiale sarà favorita da questa rivoluzione.
E l'altra parte?
Proprio nel bacino mediterraneo si percepisce un diffuso senso di insicurezza, la prospettiva cioè di una società "a due facce", che miscela in modo caotico l'aspirazione al nuovo in tutte le sue forme assieme ad una accettazione rassegnata della immobilità.
La cultura prassistica moderna, costruita interamente su una concezione soggettivistica del conoscere, che pare non intenda più accreditare alla mente umana la capacità di attingere l'essere delle cose e di riconoscerle "per quello che sono", ma di percepirne soltanto le apparenze, fruibili per ogni sorta di successo, ha rinunciato alla verità ed ha giocato tutte le sue carte sulla operatività, sull'efficienza, sul successo.
Per questo motivo essa ha accantonato la metafisica, la quale non ambisce mai al successo, ma vuole semplicemente scoprire l'essere profondo delle cose, le loro radici primarie ed i loro fini ultimi.
Il successo invece è diventato il criterio unico per giudicare la bontà del sapere.
L'avere sacrificato il valore della verità sull'altare della efficienza, della prassi, del successo costituisce una delle ragioni principali della crisi della cultura contemporanea.
Certo con la sua concezione prassistica, utilitaristica del conoscere, l'uomo moderno ha compiuto passi enormi nella conquista del mondo della natura e nelle sfere dei valori strumentali, ma li ha pagati al caro prezzo di una perdita di coscienza dei valori assoluti.
Il pensiero filosofico mediterraneo che attinge alle idee-guida di autorevoli epistemologi - per tutti Karl Popper - di tutto ciò è preoccupato, indicando anche alla ragione e alla scienza le nuove rive del neo umanesimo.
La preoccupazione in particolare del pensiero filosofico mediterraneo deve essere quella di esplorare - nella critica fase culturale che stiamo attraversando - gli eclissi della verità e di oscuramento della ragione, di esplorare il "potere" ed i compiti della ragione e della verità a tutti i livelli, da quello metafisico a quello scientifico, tecnologico, etico ed estetico.
Siamo sul crinale di un passaggio epocale e l'inizio di un nuovo millennio può essere l'occasione di una presa di coscienza, attraverso l'acquisizione di conoscenze in modo più profondo e più vasto.
Ed in questo quadro si inserisce la cultura del neoumanesimo ed il ruolo di esso tra i popoli del Mediterraneo.
La Calabria potrà essere considerata regione marginale se osservata da Bruxelles, ma certamente diventa la regione più importante della Comunità Europea se considerata come centro geopolitico del Mediterraneo, rappresentando il fortunato terminal di una linea ideale che partendo dal porto di Amburgo, si spinge, oltre la Calabria, oltre i lidi settentrionali del continente africano.
Ribadita la centralità geografica e geopolitica della nostra Regione, come ponte tra l'Europa ed il Mediterraneo, va rammentato che è soprattutto la storia della Calabria, già luogo d'incontro tra la tradizione cristiana occidentale ed orientale, terra sempre e comunque delle ospitalità e delle accoglienze, a fornire un originale modello di convivenza, a ricordarci il valore unico ed imprescindibile della persona umana, come ineludibile criterio per la valutazione di ogni sistema politico-sociale.
L'ambizioso progetto di trasformare il Mediterraneo in un laboratorio di nuova umanità trova su queste sponde il luogo più adatto e lo spirito più pronto per iniziare il suo cammino.
Un progetto ambizioso, che richiede a tutti i contraenti politiche ispirate ai principi dell'economia di mercato e dell'integrazione, tendenti alla modernizzazione del settore privato e al trasferimento delle tecnologie.
Ma anche per raggiungere questi obiettivi sociali ed economici è importante una grande disponibilità al dialogo ed al rispetto reciproco fra culture e religioni diverse: il fenomeno contemporaneo delle migrazioni clandestine che interessano le varie sponde del Mediterraneo non favorisce la cultura del dialogo.
La formazione del settore dello sviluppo e della stessa cooperazione allo sviluppo è uno degli ambiti culturali dove è bassissima la presenza di figure professionali, accompagnata peraltro da una più scarsa offerta formativa.
Inoltre nel Mezzogiorno necessitano Università e scuole di formazione che offrono la possibilità di formazione nel settore.
Concludendo, può essere anche ritenuta non azzardata l'attuazione storica di una ambiziosa proposta lungamente riflettuta e confortata dal pensiero autorevole di personalità del mondo scientifico e filosofico e di propugnatori della ricerca di un rapporto vitale tra etica e scienza.
Viviamo oggi una evoluzione e un cambiamento più rapidi, perché sospinti da una tecnologia a volte esasperata, da una conoscenza scientifica sempre più intensa e più celere.
Nel breve spazio di una vita, dall'inizio di questo secolo, la scienza e la tecnologia hanno fatto passi da gigante: la conquista della luna, la conoscenza del DNA, i messaggi esplorativi dal Cosmo.
Si delinea peraltro sullo scenario del pensiero filosofico un nucleo di teorie, un insieme di conoscenze che si integrano fra loro per offrire alla riflessione una serie di messaggi culturali unificanti ed una sintesi di pensiero sulla quale si fondano le principali correnti culturali e filosofiche di quasi tutte le civiltà.
Sono dunque presenti le sintesi intellettuali che permearono il pensiero scientifico e filosofico nell'area Mediterranea da Mileto a Crotone, Reggio nel VI secolo a.C.; in quest'area della Magna Grecia, cioè, dove Alcmeone e Pitagora cercarono di sciogliere gli interrogativi con soluzioni ed intuizioni che, sorprendentemente, ritroviamo oggi all'interno della stessa scienza sul suo fronte più avanzato.
Viviamo veramente un momento epocale. È arrivato il momento di "entrare nel cuore della realtà per capirne il senso ed il significato"; per capire il valore della vita dell'uomo, ma soprattutto per prendere coscienza ed acquisire consapevolezza che gli uomini esistono umanamente e vivono in quanto fanno parte di un tutt'uno che li coinvolge e li collega: la comunità umana.
Intuizione e conoscenze che l'Economia Cosmica ha già offerto alla meditazione XXV secoli fa nell'area della Magna Grecia, ma che oggi debbono essere utilizzate dall'intera umanità.
Si cerca ormai da più parti una filosofia che sappia ritrovarsi nella scienza, una scienza che si veda come tesi filosofica della ragione. Al momento applicativo del confronto tra le discipline, se ne è sovrapposto un altro, quello dell'unità di filosofia e scienza, che si presume essenziale alla conoscenza contemporanea.
La cultura italiana fu tra le prime a recepire questa esigenza per iniziativa di Vincenzo Capelletti, attuale presidente della Domus Gallicana di Pisa, nonché di Vittorio Mathieu e Georges Santillana e Gejmonat.
Sono sorti dapprima i "Seminari interdisciplinari di Venezia"; e si è accresciuta la sensibilità per i problemi etici, politici ed ambientali che si accompagnano alla ricaduta applicativa della ricerca scientifica. Su questa scia sono sorti il "Centro Internazionale di cultura scientifica Ettore Maiorana di Erice", il "Centro Fiorentino di Storia e Filosofia delle Scienze", il "Centro Internazionale di Epistemologia" di Cesena, il "Centro di Studi Metodologici" di Torino.
Per ultimo è sorto l'Istituto Internazionale di Epistemologia, che reca un nome fortemente indicativo per noi: "Magna Grecia". Esso ha per sede Crotone e persegue l'obiettivo di realizzare la fusione, in chiave razionale, di Uomo e Natura. L'idea che appunto fu propria della cultura della Magna Grecia.
Si vuole dire che alle disillusioni conseguenti alla diffusione della filosofia efficientistica, del neomaterialismo e della crisi post - industriale, sono conseguite (e non a caso!) esplosioni di desideri di conoscenza più profonde, vieppiù sollecitate dalla lettura dei classici greci e della cultura della Magna Grecia.
I continui approfondimenti perfezionati sul versante della Epistemologia hanno per obiettivo la promozione e la riflessione critica sui problemi metodologici, etici, filosofici e sociali della scienza, stimolando e coordinando l'attività di ricerca di istituti universitari di tutti i paesi del mondo, di seminari interdisciplinari, attività didattica, attività di ricerca.
È costantemente sollecitata la promozione della lettura e l'interpretazione globale della realtà, analizzando il contesto socio - culturale e biofisico perché i cambiamenti prodotti dalle tecnologie in evoluzione siano armonizzati e governati a misura ed a vantaggio dell'uomo e non viceversa, come purtroppo sta accadendo, promuovendo insomma la rivalutazione del rapporto dell'uomo con se stesso e con il suo ambiente sociale e naturale.
Con la consapevolezza che ci deriva dalla storia di questa parte della Calabria, si può proporre, a date condizioni di evoluzione del nostro disegno, l'opportunità di realizzare a Reggio Calabria, nell'ambito delle attuali strutture universitarie un centro interdisciplinare che consenta, nella sua sede più naturale, nell'area della Magna Grecia, una produzione culturale conforme alle finalità anzidette, coinvolgendo ed utilizzando tutte le energie storiche ed intellettuali di questa nostra storica terra.
Sono profondamente convinto che, come sostiene il nostro Giuseppe Reale: «coloro che si accosteranno a questo nostro mondo sentiranno palpitare le onde di antichi amori, riscopriranno le vie dell'Oriente, dalle rive della Grecia a quelle della Palestina, cui ancora Reggio anela, capace di comprendere e raccogliere messaggi di amore e di arte, ma altrettanto capace di offrire intuizione nuove, soluzioni più felici alla realizzazione di armoniche soluzioni del complesso, molteplice e difficile esprimersi dello spirito moderno».
Questo radicato convincimento è peraltro sollecitato dalla posizione eccezionale di centralità di Reggio Calabria collocata in questo meraviglioso punto geografico e geopolitico, ove la scienza si è già incontrata, ma dovrà ancora una volta incontrarsi con l'etica, insieme procedendo alla ricerca della verità, nella presa di coscienza delle cose. "vere", delle regole fondamentali, delle leggi naturali, della volontà cosmica della quale l'uomo è espressione e parte ed anche per ciò, si accorge di essere figlio di Dio.
Riconosciuta la straordinaria, forte collocazione geopolitica per cui la Calabria oggi è nell'attenzione di un ficus mondiale per le future strategie di crescita dell'intero bacino mediterraneo, va parimenti posta in rilievo la cifra di rilevanza storica che asseconda qualsiasi progetto e cioè un passato che testimonia l'essenzialità del ruolo rivestito da personaggi della storia universale, che hanno alimentato la civiltà in tutta la penisola italiana. Tali considerazioni legittimano una riflessione approfondita in ordine alla opportunità. La realizzazione di "Reggio, città metropolitana, per l'amicizia mediterranea" nel cuore del Mediterraneo è dunque razionalmente e storicamente sollecitata dalla posizione di centralità di Reggio collocata in questo meraviglioso punto geografico e geopolitico. È questo un punto geopoliticamente cruciale nel quale ieri invasioni e pellegrinaggi ed oggi i grandi visitatori trovano e ritrovano arte, usi e consumi che rispecchiano nelle loro manifestazioni una sorta di sacralità che condiziona e plasma anche il comportamento delle popolazioni che poi si visualizza nelle tradizioni di vita e di spazi vissuti.
Sulle rive mediterranee è raccolto un patrimonio immenso che ci consente ancora oggi una comunicazione superiore con le genti di tutto il mondo, con una capacità esclusiva di interpretazione del nostro essere nonché di comprendere coloro che, in ogni tempo, sono venuti a contatto con noi.
Come una straordinaria Piazza Grande che ha ospitato espressioni di gioia e di dolori, di tripudio e di rivoluzioni, il Mediterraneo, che si è proposto nei secoli come una perenne agorà, capace di fluidificare la comunicazione per fame partecipe tutta la polis, conserva ancora oggi di quegli avvenimenti simboli e segni che continuano a tenere collegato l'individuo con la trascendenza irrazionale della memoria collettiva.
Oggi che il villaggio globale sta rischiando di svuotarsi dei suoi fondamentali contenuti valoriali, sperduto nel suo vasto circondario, privato del suo centro vitale e pulsante, ove la comunicazione fra individui e collettivo si è interrotta ed il cittadino, depauperato delle sue capacità decisionali, si chiede continuamente chi è, mentre la società è impegnata nel tentativo di rispondere a macrosollecitazioni di interesse politico ed economico, noi, gente del Mediterraneo, ci proponiamo con il rilancio della cultura del neoumanesimo, tentando di stabilire una nuova felice comunicazione tra i suoi componenti, con la scoperta di comuni valori, che, nel rispetto delle diversità culturali e religiose, edifichi una prospettiva di futuro che si contrapponga ad ipotesi di rafforzamento, meramente finanziario, che rischia di soffocare ogni ambito di umanità.
Attivare meccanismi propulsivi è un compito complesso ed implica una combinazione di politiche economiche ed industriali e di strategie tale da consentire di governare lo sviluppo locale affinché sia competitivo in relazione agli scenari economici e sociali che si determinano a livello nazionale ed internazionale.
Nella prospettiva dell'internazionalizzazione e della globalizzazione dei mercati un ruolo decisivo lo dovrà svolgere la Pubblica Amministrazione della Regione Calabria e di tutte le Autonomie locali, in quanto saranno chiamati ad un'offerta di servizi ad alto valore aggiunto, dove la specializzazione dei singoli sia basata su una diffusa e condivisibile cultura organizzativa.
La Pubblica Amministrazione è pertanto chiamata ad essere nodo di un sistema d'interrelazioni che crei le condizioni per lo sviluppo.
Questo obiettivo è raggiungibile tramite una dirigenza formata ad una cultura manageriale orientata all'innovazione nei processi e nei comportamenti organizzativi.
Lo scopo fondamentale dell'azione formativa deve servire ad avviare la creazione di un comune linguaggio, una comune cultura, uno scambio orizzontale di esperienze tra dirigenti di strutture pubbliche e private, che se pur chiamati a compiti diversi condividono, per certi versi, una comune base dell'organizzazione del lavoro per effetto principalmente del poderoso sviluppo delle tecnologie informatiche e delle telecomunicazioni. La formazione a tutti i livelli va intesa come un'opportunità di crescita individuale e, di conseguenza, della collettività nella quale l'individuo si colloca.
Il Mezzogiorno, la Calabria vuole, e deve, dunque - e ; non soltanto negli auspici - concorrere efficacemente a promuovere ed a sostenere tra le sponde del Mediterraneo il fecondo flusso della cultura e della collaborazione, linfa vitale soprattutto per quelle terre che sono oggi tra i luoghi meno sicuri del pianeta e da sempre terreno di tensioni fra le potenze di tutto il mondo.
A tal fine, occorre predisporre una struttura culturale che sia promotrice di iniziative nell'ambito dell'area mediterranea (esemplificativamente: Centro interdisciplinare per l'approfondimento della cultura del neoumanesimo mediterraneo; il sistema delle comunicazioni nel Mediterraneo; tutela ambientale nel bacino del Mediterraneo; conservazione e diffusione dei giacimenti culturali, artistici, paesaggistici e architettonici del Mediterraneo).
Si delinea per l'immediato la esigenza di individuare:
a) la fisionomia giuridico - istituzionale di tale struttura (osservatorio, agenzia, segretariato, ecc.);
b) la individuazione di profili professionali idonei a rappresentare un primo livello di rappresentanze culturali "di garanzia", nonché
c) un secondo livello di partecipazioni concretamente operative.
L'obiettivo principale di questo processo di sviluppo è sicuramente quello di offrire vantaggi alle comunità degli uomini del Mediterraneo, permettendone la partecipazione al miglioramento qualitativo degli standards di vita complessivi.
Alla base di questo processo sta però lo sviluppo umano, che certamente non abbraccia soltanto l'aspetto produttivo e distributivo delle ricchezze, ma deve interessare primariamente la formazione delle capacità umane.
In questa prospettiva di integrazione soprattutto l'impegno della Regione e del mondo universitario dovrà dare priorità ai livelli scientifici-culturali, creando una fitta cooperazione fra loro e ponendo l'attenzione verso le scienze capaci di applicare la ricerca ad uno sviluppo globale ed equilibrato dell'ambiente.
Occorre utilizzare una vasta piattaforma, dunque, di livelli istituzionali idonei a recepire un discorso di potenziamento e di valorizzazione delle problematiche scientifiche e tecnologiche dell'intero bacino del Mediterraneo.
Ma il progetto culturale che va proposto deve puntare al recupero della "identità propria della cultura mediterranea, che ha alimentato nei secoli la sapienza dei nostri grandi uomini di pensiero, proprio oggi in un inquietante scenario culturale-politico-economico, nel quale si intravede il rischio che siano ridotti a stracci millenni di civiltà interiorizzata, di pensiero speculativo.
L'ambizioso progetto di trasformare il Mediterraneo in un, laboratorio di nuova umanità trova su queste sponde il luogo più adatto e lo spirito più pronto per iniziare il suo cammino.
Un progetto ambizioso, che richiede a tutti i contraenti politiche ispirate ai principi dell'economia di mercato e dell'integrazione, tendenti alla modernizzazione del settore privato e al trasferimento delle tecnologie.
Con la consapevolezza che ci deriva dalla storia di questa parte della Calabria, si può proporre, a date condizioni di evoluzione del nostro disegno, l'opportunità di realizzare a Reggio Calabria un centro interdisciplinare che consenta, nella sua sede più naturale, nell'area della Magna Grecia, una produzione culturale conforme alle finalità anzidette, coinvolgendo ed utilizzando tutte le energie storiche ed intellettuali di questa nostra storica terra.
Questo radicato convincimento è peraltro sollecitato dalla posizione eccezionale di centralità di Reggio Calabria collocata in questo meraviglioso punto geografico e geopolitico, per cui la Calabria oggi è nell'attenzione di un focus mondiale per le future strategie di crescita dell'intero bacino mediterraneo.
Noi, gente del Mediterraneo, ci proponiamo il rilancio della cultura del neoumanesimo, tentando di stabilire una nuova felice comunicazione tra i suoi componenti, con la scoperta di comuni valori, che, nel rispetto delle diversità culturali e religiose, edifichi una prospettiva di futuro.
Il Mediterraneo è così ridiventato il laboratorio dell'Europa: la zona dove vengono inventate e messe alla prova nuove soluzioni a nuovi problemi.
Ed in questo quadro si inserisce la cultura del neoumanesimo ed il ruolo di esso tra i popoli del Mediterraneo, tenendo in costante considerazione che il rapporto tra questi popoli è stato sempre segnato non tanto da una convergenza, quanto da una differenziazione profonda.
La cultura peraltro è diversità, non omologazione; è la capacità di esprimere una diversità, una differenziazione, una articolazione di valori, di idee, di comportamenti.
Questa totale diversità di popoli nel Mediterraneo è una ricchezza da conservare, non un pericolo da evitare con l'omologazione o con pretese di primati di culture diverse.
Non l'unificazione, ma l'aumento delle relazioni diventa l'elemento fondamentale della cultura moderna.
A questo umanesimo mediterraneo dovrà ispirarsi ogni tentativo di sperimentazione di nuove architetture politiche, più umane, più giuste, liberatrici e feconde nei rapporti Nord - Sud dell'area mediterranea.
Il Mediterraneo, e dunque tutti i paesi che si affacciano sulle sue sponde, si presenta, oggi, non tanto come una realtà socio - culturale e religiosa ben consolidata e omogenea, ma piuttosto come una vera sfida, perché le situazioni concrete delle culture, delle società, delle religioni presenti nei diversi Paesi che si affacciano su di esso sono quanto mai diversificate e compongono un mosaico molto variegato e pluralista. Questa diversità, ben lungi dall'essere un ostacolo nel mondo mediterraneo, è al contrario una dimensione fondamentale di un universo culturale unico al mondo.
La diversità fa parte dell'identità e della storia plurimillenaria del Mediterraneo.
Dagli anni '90 e facendo seguito ad una riflessione non organizzata, queste iniziative in materia di cooperazione culturale sono state caratterizzate da un maggiore rigore scientifico e da una reale preoccupazione di un percorso efficace. In tal modo i promotori di un'azione culturale hanno saputo, per la maggior parte, strutturare le loro rispettive iniziative su obiettivi accessibili concreti, in funzione di obiettivi identificabili e di possibilità reali.
Tuttavia, di fronte ad una nuova situazione caratterizzata da una proliferazione del numero di partecipanti, dalla "preponderanza dell'economia di mercato", dal cattivo funzionamento delle politiche culturali relativamente alle mutazioni sociali, scientifiche e tecnologiche dai conflitti permanenti nel Vicino Oriente e nei Balcani, dalla nuova pressione migratoria, dalla disoccupazione, dalla chiusura delle frontiere dell'Unione Europea, dall'indifferenza dei media, dei canali delle reti televisive e dagli scarsi mezzi finanziari disponibili per progetti culturali, i promotori di una energica azione culturale, si sono resi conto che sarebbe stato necessario inventare altri approcci e altri metodi in materia di "cooperazione culturale".
È in questo contesto che ha preso forma l'idea del Segretariato per la cultura del Mediterraneo. Ecco che la parola "partenariato" è diventata inevitabile. D'altronde la Dichiarazione di Barcellona adottata nel corso della Conferenza Euro-Mediterranea organizzata a Barcellona nel novembre del 1995 si articolava essenzialmente intorno a questa parola. Tutti i capitoli cominciano con la parola "Partenariato":
- Partenariato politico e della sicurezza;
- Partenariato economico e finanziario;
- Partenariato nel settore sociale, culturale e umano.
Questo partenariato era percepito, in effetti, come un mezzo per stabilire una zona Euro¬Mediterranea di libero scambio economico, culturale e sociale.
Nel settore culturale, la Dichiarazione sottolinea che tenuto conto dell'importanza che riveste il miglioramento della mutua comprensione attraverso la promozione degli scambi culturali e della conoscenza délle lingue, funzionari ed esperti si riuniranno al fine di fare proposte di azioni concrete concernenti, tra gli altri, i seguenti settori:
- il patrimonio culturale ed artistico;
- le manifestazioni culturali ed artistiche;
- le coproduzioni (teatro, cinema..);
- le traduzioni e i mezzi di diffusione della cultura;
- la formazione.
Circa la tipologia dei partners, essa comprende per la prima volta, tutti gli attori sociali, cioè:
- gli organismi ufficiali;
- le istituzioni universitarie e para-universitarie;
- le associazioni e le organizzazioni non governative;
- i sindacati delle professioni culturali;
- le istituzioni religiose;
- i singoli.
In effetti questi interrogativi dimostrano che la "cooperazione culturale al servizio della solidarietà fra i popoli" della regione è un'azione sovranazionale e prospettiva che esige un impegno di tutti gli attori, governi, società civili, organizzazioni regionali, imprese private.
La cultura è un processo pedagogico ed educativo, che non si ferma alla memoria o all'identità della memoria; in altri termini, l'identità culturale da sola non può iscrivere la cultura in una orbita di pace e di solidarietà dei popoli della regione. Si pone dunque la necessità di coniugare l'identità culturale fonte della memoria alla "cultura dell'identità, fonte della prospettiva futura".
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