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Murray Gell-Mann, Nobel per la Fisica nel 1969 e noto per aver scoperto la particella elementare da lui denominata “quark”, porta avanti al Santa Fe Institute, di cui è tra i fondatori, studi sulla complessità.
Queste ricerche - integrando i vari saperi scientifico-tecnologici tra di loro e con quelli storico-sociali, applicando il metodo della scienza a temi umanistici e contaminando l’uso della tecnologia con lo sguardo dell’umanista - spaziano dall’archeologia alla storia, dall’evoluzione biologica e linguistica all’apprendimento e al pensiero creativo, dalla matematica alla biologia, dall’ingegneria alla medicina.
Inoltre, addentrandosi in questioni di politica ambientale e demografica, di sviluppo sostenibile e di stabilità del sistema politico mondiale, i ricercatori del Sante Fe Institute disegnano le possibili vie di sviluppo e progresso dell’umanità.
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Murray Gell-Mann è solito ripetere una verità (che il progredire della tecnologia e l’esponenziale accrescersi delle conoscenze tende a non fare riconoscere): la vera conoscenza non è data tanto dalla sofisticata specializzazione e dall’accumulazione dei saperi quanto dalla visione dell’insieme.
Questa verità di Gell-Mann, mai messa in discussione fino a quando gli uomini di scienza furono anche umanisti, oggi – quando si parla di diverse culture, quella scientifica e quella umanistica, dimenticando che nel diciassettesimo secolo il metodo scientifico venne proposto da uomini che non rinnegarono mai la loro appartenenza alla comunità letteraria – è quantomeno scomoda.
In un ambito di crescente complessità ed estensione dello scibile umano, vi è il diffuso convincimento che il progresso sia dovuto al superspecialista; mentre questi, pur padroneggiando saperi sempre più sofisticati, proprio in quanto studia con attenzione molecolare i più piccoli particolari, non può avere che un’ottica sempre più ristretta e limitata.
Altrettanto diffuso è il luogo comune che, per una buona conoscenza di tematiche a tal punto complesse e articolate da dover essere suddivise in sottotematiche, una volta affidato il loro studio ai vari specialisti, si possano mettere semplicemente insieme i risultati delle singole ricerche; mentre in questo caso non vi è nulla di più vero del vecchio adagio che dice: “il tutto è più della somma delle proprie parti”.
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Insomma, per affrontare la complessità, non basta semplicemente giustapporre frammenti di saperi diversi: occorre trovare il modo di farli interagire all’interno di una prospettiva che solo un sapere contaminato può fornire.
In sintesi, l’insegnamento di Gell-Mann e la filosofia del Santa Fe Institute è questa: la realtà è complessa e piena di contraddizioni, che sono una vera sfida per la conoscenza; i problemi che derivano da questa complessità vanno affrontati globalmente; il semplice sommare gli studi dei vari specialisti non ci può portare a un’interpretazione coerente e compiuta di un insieme; affinché la crescita della conoscenza si sviluppi in linee di progresso, è necessario integrare i saperi e avvalersi figure professionali che abbiano un’ottica globale su problematiche complesse.
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È partendo da questi presupposti che la Fondazione Mediterranea, in partnership con la Facoltà di Ingegneria dell’Università Mediterranea, ha istituito un Premio ai Saperi Contaminati che si è voluto titolare a Bertrand Russell: questi, passando dagli studi matematici a quelli filosofici per poi approdare all'impegno sociale e al Premio Nobel per la letteratura, nel Novecento europeo è l'insuperato paradigma dello scienziato umanista.
Il Premio è assegnato a cadenza annuale a personalità del mondo professionale che, con un poliedrico percorso scientifico/culturale culturale, hanno voluto e saputo "contaminare" le proprie specifiche competenze professionali o di ricerca con saperi "diversi" sì da pervenire a una loro felice e sinergica integrazione.
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