Home Archivio articoli Marzo 2010 COME CAMBIA IL VOLTO DELLA CITTA’

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COME CAMBIA IL VOLTO DELLA CITTA’ PDF Stampa

VITALE – A proposito di Water Front, e degli edifici che verranno costruiti ai suoi due estremi, c’è da fare qualche considerazione, funzionale all’idea di Reggio città turistica. Bilbao fino agli anni Novanta viveva il dramma di una disoccupazione superiore al 20%: è stata quasi azzerata dopo che si è scommesso sull’arte come veicolo di turismo e benessere. Nella Reggio che già possiede il museo archeologico con i suoi Bronzi, che ha attivato i centri espositivi di Villa Genoese Zerbi e del Castello Aragonese, che ha rivitalizzato la sua Pinacoteca e che si accinge al riadattamento del nuovo sito espositivo del Monastero della Visitazione, tutte strutture quasi messe in rete dal Tapis Roulant, si potrebbe innescare un circolo virtuoso analogo a quello determinatosi nella città basca con la realizzazione del museo Guggenheim da parte dell’archistar Frank Gehry. Nello specifico, è soprattutto l’edificio che dovrebbe chiudere a nord il water front, all’altezza dell’attuale rione Candeloro a ridosso del porto, che potrebbe divenire nelle mani di Zaha Hadid un “edificio icona” in grado di innescare a Reggio una specie di “Effetto Bilbao”.

 

SCOPELLITI – Suggestiva è dire poco di questa idea, anche se c’è da considerare che di “Effetto Bilbao” non credo se ne possano creare spesso. Questo, infatti, si è potuto determinare nella capitale basca per il concorrere di tutta una serie di circostanze forse irripetibili. Il Guggenheim Museum, infatti, è potuto divenire un’icona culturale capace di attirare nel nord ovest della Spagna, alla periferia dei flussi turistici tradizionali, una tale corrente di visitatori da cambiare l’economia della regione, non solo per la spregiudicatezza del design e per le sue superfici asimmetriche ma soprattutto per la copertura in titanio. E quest’ultimo è solo frutto di una fortunosa circostanza: il luminescente rivestimento non ci sarebbe stato a causa dei suoi costi inaccessibili se negli anni Ottanta la Russia, maggiore produttrice del metallo, in piena crisi economica non ne avesse messo in commercio un surplus facendone crollare il prezzo. Tutto il resto però è frutto dell’ingegno e della capacità progettuale e visionaria del costruttore, che tra l’altro ha scompigliato gran parte dei principi dell’ingegneria utilizzando alcuni software dalle enormi potenzialità in uso all’industria aeronautica: da qui la legittima speranza che anche i progetti della Hadid siano in grado di innescare un processo analogo a quello avvenuto a Bilbao.

 

VITALE – Non sarei pessimista a tal proposito. Dal 1997, da quando Frank Gehry completa il suo Guggenheim, è cambiato profondamente l’uso e il significato dell’architettura nel mondo. Il museo di Bilbao, infatti, inaugura una nuova epoca architettonica, etichettata anche come architettura-spettacolo: da arte o scienza funzionale a dare un alloggio alle persone o una sede alle istituzioni, l’architettura diviene anche strumento per creare un simbolo, un’icona, una chiave di lettura di un luogo, un mezzo per meglio definire l’identità di una città o di una regione. Zaha Hadid – che, come Frank Gehry nel 1989, ha ottenuto nel 2004 il prestigioso riconoscimento del Premio Pritzker, una specie di Nobel per l’architettura – nei suoi progetti ha saputo interpretare a mio avviso il genius loci reggino e mediterraneo in maniera impeccabile. Il suo potrebbe divenire un edificio icona in grado di contribuire, di per se stesso e prescindendo da contenuti e funzioni, a incrementare il flusso turistico verso la nostra città.

 

SCOPELLITI – Comunque non è su queste speranze che stiamo costruendo il nostro futuro turistico ma su certezze come la realizzazione del Water Front. Il primo nucleo dell’idea risale al 1928, quando è podestà a Reggio il M.se Giuseppe Genoese Zerbi, compagno di corso e fraterno amico di Galeazzo Ciano. Ipotizzando la Grande Reggio, progetto parzialmente fallito per la strenua opposizione del sindaco di Villa, erano tre gli interventi allora previsti per il fronte del mare: percorso sotterraneo della ferrovia, interramento della stazione centrale, costruzione di una metropolitana di superficie da Bocale a Villa.

 

VITALE – È straordinario constatare come già nel 1928 alcune menti illuminate avessero con tale lucidità disegnato l’ottimale sviluppo del nostro fronte mare

 

SCOPELLITI – Ma i tempi non erano ancora maturi e si dovette attendere settanta anni per vedere solo parzialmente realizzate quelle intuizioni. Con Falcomatà si aggiungono altre componenti a quest’idea di modera città marittima, come quella della creazione di un parco urbano longitudinale nelle aree di prevista dismissione ferroviaria da vanno da Calamizzi a Torre Lupo. Con la mia Giunta si attualizza l’idea del parco urbano e il tutto si integra con il progetto di trasformazione in senso turistico del porto e con quello della costruzione di “edifici simbolo” alle estremità del Lungomare.

 

VITALE – A proposito della nautica da diporto, vi è da porre una considerazione. La popolazione sulla fascia mediterranea del parallelo 38, che interessa la Spagna e l’Italia meridionale con la Grecia e la Turchia costiera, sta aumentando senza un sostanziale incremento della natalità. Ciò significa che in Europa si sta realizzando il fenomeno già osservato negli Stati Uniti dove le zone temperate, come la Florida con la sua Miami, sono diventate la residenza più o meno stabile di coorti di pensionati (relativamente giovani per l’allungamento della vita media, in possesso di un buon portafoglio e i cui svaghi preferiti sono la buona cucina, il golf e la nautica) che decidono di trascorrere il resto della propria esistenza terrena lontano dai rigori degli inverni del Nord East.

Sulla scorta di siffatte considerazioni, tra gli obiettivi privilegiati di Reggio e della sua Provincia vi dovrebbe essere quello di riuscire a intercettare parte degli elitari flussi migratori che hanno già cambiato l’economia di alcune località spagnole: per far ciò, insieme al potenziamento della ricettività alberghiero/residenziale e alla creazione di una rete di campi da golf, come nel sud del Portogallo, è indispensabile insistere sull’intrapresa strada della valorizzazione delle potenzialità ricettive che le nostre coste hanno per la nautica da diporto.

 

SCOPELLITI – L’ospitalità per la nautica da diporto è uno dei cardini su cui far girare la macchina del turismo reggino. Nonostante che a Villa si sia costruito il nuovo approdo in località Croce Rossa che, funzionale agli attracchi dei mezzi veloci da e per Messina e le isole Eolie, avrà una ricettività per la nautica diportista di oltre 200 posti barca, e che sulle coste della nostra Provincia si abbiano in diversi siti simili progetti, io credo che la trasformazione del porto reggino, proprio in base alle considerazioni che lei ha appena fatto, non creerà un eccesso di offerta. La nautica da diporto è una formidabile creatrice di posti di lavoro: per ogni 10 posti barca, in maniera diretta o indiretta, si crea un posto di lavoro. È una ricchezza che ha trasformato la vita di molte località marittime. La trasformazione del porto e l’utilizzo delle zone ora occupate dalla FFSS, insieme al possibile interramento dell’ultimo tratto ferroviario cittadino in prossimità della stazione centrale, sono iniziative che ridisegnano il volto della città.

Città ridisegnata anche dal tapis roulant, fortemente osteggiato dalla minoranza nonostante che fosse previsto anche nei progetti di Italo Falcomatà.

 

VITALE - “Eppure la paura umana del nuovo è spesso grande quanto la paura del vuoto. Perciò molti vedono solo un disordine privo di senso laddove in realtà un nuovo senso sta lottando per il suo ordinamento. Non vi è dubbio che il vecchio “nomos” stia venendo meno, e con esso un intero sistema di misure, di norme e di rapporti tramandati. Non per questo, tuttavia, ciò che è venturo è solo assenza di misura, ovvero un nulla ostile al “nomos”. Anche nella lotta più accanita tra le vecchie e le nuove forze nascono giuste misure e si formano proporzioni sensate.” La frase, densissima di significati e adattabilissima al nostro oggi, è di Carl Schmitt (1888-1985) che così scrive nel 1942 nel suo “Terra e mare”, saggio in forma di racconto indirizzato alla figlia Anima Louise (1931-1983).

È stata la “paura umana del nuovo”, “spesso grande quanto la paura del vuoto”, a motivare l’alzata di scudi contro il tapis roulant che collega corso Vittorio Emanuele a via Possidonea e, quanto prima, a via Reggio Campi. I detrattori hanno visto “un disordine privo di senso” (l’alterarsi di equilibri ecologici e sociali) “laddove in realtà un nuovo senso sta lottando per il suo ordinamento” (laddove un nuovo modo di intendere il progresso e lo sviluppo urbano sta lottando per darsi una sua logica interna). “Non vi è dubbio che il vecchio nomos (legge, ordinamento: nel nostro caso la tradizionale organizzazione di strade carrabili, marciapiedi, isole pedonali, ecc.) sia venuta meno, e con esso un intero sistema di misure, di norme e di rapporti tramandati” (ovvero l’usuale ordito dell’urbs). “Non per questo, tuttavia, ciò che è venturo è solo assenza di misura, ovvero un nulla ostile al nomos” (ormai tramontato il tempo dell’acritica e sterile conservazione del patrimonio architettonico urbano, non è affatto detto che gli interventi programmati siano solo devastanti e senza “misura”). “Anche nella lotta più accanita tra le vecchie e le nuove forze nascono giuste misure e si formano proporzioni sensate.” (tra il nuovo che avanza e il vecchio che resiste alla fine si realizzerà un nuovo equilibrio).

 

SCOPELLITI - Nessuna “giusta misura” può mai nascere, e mai “proporzioni sensate” si possono formare, quando il confronto dal piano politico-razionale si sposta su quello giudiziario, quando si usano pretestuosi cavilli legali per bloccare l’esecuzione di opere e l’attività della Giunta, quando non si pongono da parte ideologismi preconfezionati e affermazioni integraliste.

“In medio stat virtus”: la virtù risiede nel mezzo ovvero le posizioni estreme, per definizione, non possono essere virtuose. L’intransigenza concettuale, anche se onesta, non può essere politicamente “virtuosa”. Nell’interesse della città è indispensabile deporre le corazze ideologiche che rendono impermeabile il proprio pensiero alle idee altrui: l’evoluzione cittadina dovrà essere pensata in maniera razionale più che emozionale. Solo così potranno nascere e crescere nuovi equilibri all’ombra di quelle “giuste misure” e “sensate proporzioni” di cui parla Schmitt da lei citato.

Non è un caso che proprio villa Genoese Zerbi, costruita dal fratello del podestà che nel 1928 ipotizzò un volto avveniristico della nostra città, abbia ospitato la mostra Metamorph con la quale abbiamo inaugurato lo spazio espositivo: ha stimolato la riflessione urbanistica dando accesso a un mondo dinamico di idee e progetti, ha fatto vedere come si possa inventare senza distruggere il già fatto né offendere la natura, ha fatto capire come sia cambiato l’uso e il significato dell’architettura. Chi a colpi di carta bollata ha tentato e sta tentando di contrastare quell’idea di città che, ipotizzata dal M.se Giuseppe Genoese Zerbi fu fatta propria da Italo Falcomatà e da me assunta a icona del mio mandato, non è intellettualmente onesto e sa di non fare gli interessi della città.

 

VITALE - Parole dure ma che dimostrano la sua certezza di essere dalla parte della ragione.

 

SCOPELLITI - La città che cambia, che si adatta al divenire pur mantenendo la sua identità, che è quella dello stile liberty della ricostruzione, è una città che diviene risorsa per se stessa e crea benessere e dinamizza la vita sociale. Una città statica, sempre uguale a se stessa, non crea ricchezza e impigrisce gli animi dei suoi abitanti. Se è vero, infatti, che è la civitas che crea l’urbs, è anche vero che è l’assetto materico dell’urbs che condiziona la mentalità della sua civitas: è un circolo che può essere vizioso o virtuoso a seconda di come facciamo girare la nostra storia.

 

VITALE – Embricato fortemente a ciò che abbiamo appena detto troviamo il tema della produzione culturale cittadina che in questi ultimi anni, con la riapertura del Teatro Cilea e con l’attivazione di grandi spazi espositivi oltre che con la nascita di numerose attività non solo giovanili, ha scoperto un nuovo e graditissimo dinamismo. Questa produzione culturale ha una delle sue ragion d’essere nella presenza in città di numerosi istituti culturali post scolastici: con il riconoscimento dell’Università per Stranieri Dante Alighieri, all’Università Mediterranea si è aggiunto un secondo Ateneo; al Conservatorio Musicale si affianca l’Accademia delle Belle Arti; e così via. Sono flussi crescenti di giovani che arricchiscono la vita cittadina e la rendono più viva. L’idea di Reggio Città Studi, insomma, potrebbe sinergizzare ottimamente con quella di Città Turistica.

 

SCOPELLITI - Nel 2002 ho fatto una scelta molto chiara: la Reggio città turistica è anche la Reggio dei suoi presidi culturali. Tra questi non va assolutamente sottovalutata la Suola Allievi Carabinieri e la Scuola Superiore di Pubblica Amministrazione. Quest’ultima, insieme naturalmente alla Dante Alighieri, anche in un’ottica di valorizzazione del ruolo baricentrico che potrebbe assumere la nostra area nel Mediterraneo, dal momento che i presidi culturali possono divenire un interessante centro di attrazione. A tal proposito devo raccontare un paradigmatico episodio accadutomi. In un convegno ad Atene mi ritrovai con altri cinque sindaci, di cui uno spagnolo e due del Maghreb, per parlare di cooperazione e di accordi. Io avrei dovuto parlare per ultimo. Il sindaco di Atene, nel presentarmi, fece un’esaltazione di Reggio tale da lasciarmi sbalordito: aveva anche studiato nella nostra città e il suo ricordo era evidentemente piacevolissimo. Il giorno dopo incontrai il vicesindaco di Patrasso, anche lui “studente reggino”, che mi parlò con tanto affetto e rimpianto del suo soggiorno sullo Stretto, ricordando luoghi e fatti e persone, chiedendomi di tizio e caio, e di cosa si era fatto di quel progetto, e così via, sì da commuovermi. Ebbi allora conferma che l’intuizione del documento programmatico del 2002 era una scelta vincente perché, comunque vadano i fatti della vita, con coloro che vengono a formarsi a Reggio si mantiene un fortissimo rapporto.

 

VITALE – Se si pensa al Bacino Mediterraneo con i suoi cinquecento milioni di abitanti come possibile target della nostra offerta culturale, la si dovrebbe forse un po’ rimodulare: ma questo esula dalle specifiche sue competenze. A lei invece spetta occuparsi di come accogliere chi viene in città per formarsi: la qual cosa ci porta nel tema della recettività turistico-alberghiera.

 

SCOPELLITI – Se si pensa al 1992, a quando gli alberghi reggini in agosto chiudevano per ferie; e si fa il confronto con la realtà attuale, con quella dei tanti B&B che lavorano e degli alberghi che non chiudono più per ferie; appare evidente che quanto investito in eventi e promozioni i suoi frutti li ha dati. Ma è solo l’inizio: l’offerta alberghiera dev’essere incrementata e modulata su diverse tipologie di turisti. È in quest’ottica che abbiamo cambiato in parte la destinazione d’uso dell’edificio progettato da Zaha Hadid all’estremità sud del water front per ricavarne un grande albergo di fronte all’Etna da affidare a una delle grandi catene alberghiere che fanno il mercato a livello planetario. È sempre in quest’ottica che lavoreremo per la riconversione alberghiera degli immobili sul Lungomare oggi occupati da istituti scolastici e del vecchio Hotel Centralino oggi in uso alla Prefettura. È così che abbiamo pure intaccato quello che fino a pochi anni fa era un regime monopolista di gestione alberghiera cittadina.

 

VITALE – Per non fare nomi, citiamo solo i cognomi: si riferisce all’Hotel Miramare?

 

SCOPELLITI – Abbiamo deciso di venderlo, dopo aver vinto il contenzioso giudiziario con chi pensava di poterlo ancora avere in gestione per una manciata di euro, perché siamo convinti che solo così il prestigioso stabile, la cui destinazione d’uso sarà solo alberghiera, potrà ridiventare il fiore all’occhiello della nostra offerta ricettiva, eventualmente inserito in un circuito internazionale alberghiero. La questione dei circuiti non è infatti da sottovalutare. Chi desidera passare qualche giorno nella nostra area e si reca in un’agenzia, non si vedrà consigliato un soggiorno a Reggio perché l’agente di viaggio, volendo andare sul sicuro e non conoscendo personalmente posti e situazioni, si affida alle solite catene alberghiere che comunque assicurano uno standard coerente con i servizi richiesti

 

VITALE - Il problema delle alte tariffe però rimane: si dovrebbe trovare una via di mezzo tra il B&B, che ha comunque creato una piccola ancorché prospera economia locale proprio in un periodo di crisi generalizzata, e l’hotel confortevole e lussuoso.

 

SCOPELLITI - Vero: si deve stimolare la concorrenza. Che senso ha investire in eventi attrattivi e promozionali quando per dormire a Reggio ci vogliono 150 euro a notte, che aggiunti ai 300 euro di viaggio fanno una cifra sufficiente quasi per un fine settimana a New York? Solo poche persone, e altamente motivate, verranno a trovarci. A tal proposito riporto quanto accaduto nelle trascorse estati. Nel 2008 RTL, l’emittente radiofonica che trasmette dal nostro Lungomare in tutta Italia, ha pagato 230 euro a persona in pensione completa in un rinomato albergo cittadino. Nell’estate del 2009, in un nuovo albergo aperto in centro città, ha pagato 80 euro a persona per la mezza pensione. Due terzi in meno rinunciando solo al pranzo. Non aggiungo altro perché le cifre si commentano da sole.

 

VITALE – Il tema infrastrutturale e dei trasporti è indissolubilmente legato a quello del turismo per cui, sic stantibus rebus, il potenziamento dello scalo aeroportuale cittadino è fondamentale per la promozione di un’idea turistica della città: tariffe elevate, pochi collegamenti e scarsi servizi, in un contesto gestionale non precisamente oculato, hanno fatto perdere al “Tito Minniti” anche parte dell’utenza messinese. Il futuro di Reggio Città Turistica si giocherà anche sul fronte dei trasporti aerei.

 

SCOPELLITI – Come amministrazione Comunale più di quello che abbiamo fatto non potevamo fare: mentre le ditte contattate fin ora dalla Sogas, una volta intascati i contributi e finite le incentivazioni, si sono volatilizzate, l’Air Malta, venuta a Reggio su nostra iniziativa, continua ad effettuare regolarmente i voli sulle usuali tratte e ne mette in cantiere addirittura altre, mentre il collegamento su Bergamo, pur effettuato con diversi vettori, continua a essere operativo con grande vantaggio per l’utenza reggina e messinese. Su quest’ultima, quando sarà funzionante il pontile e attivate le corse con l’altra sponda nel contesto della metromare, si potrà fare più costante affidamento. La Provincia Regionale di Messina, infatti, ritenendo di poter ben usufruire del già esistente “Tito MInniti”, sembra aver posto un definitivo diniego all’ipotesi di uno scalo nella piana del Mela retrostante Milazzo. A conferma di ciò c’è da dire che la Regione Sicilia non ha speso nemmeno un euro per la sua progettazione e che la relativa società “Aeroporto del Mela”, creata ad hoc e guidata dal già presidente di Giunta Provinciale Salvatore Leonardi, ha un capitale sociale di soli € 10.000.

 

VITALE - A proposito della proliferazione aeroportuale ho alcune precisazioni da fare. Nonostante che il presidente dell’Enac Vito Riggio abbia più volte sottolineato l’inopportunità della progettazione di nuovi aeroporti, iniziative in tal senso ne continuano a sorgere: in una sorta di delirio campanilistico, è come se ogni provincia volesse il suo scalo aeroportuale, confondendo le a volte legittime esigenze del territorio, da contemperare comunque col mercato, con le sue ambizioni di crescita, che non possono avere per volano un aeroscalo. Insomma, gli aeroporti si fanno – dovremmo dire si sono fatti, visto che l’Enac non ne autorizzerà di altri – dove c’è una richiesta d’uso attuale o quantomeno potenziale e non dove la stessa dovrebbe crearsi solo in virtù dell’esistenza dello scalo. Ora, mentre in Sicilia si reputa inutile la creazione ex novo di un terzo aeroporto, quello del Mela, in Calabria, con meno della metà di popolazione e Pil, si pensa al quarto aeroporto. Questo dovrebbe nascere nella Sibaritide, a nord del Sant’Anna di Crotone che a sua volta è un po’ più nord dello scalo lametino. La Calabria entrerebbe nel Guinness dei primati: quattro aeroporti con due milioni di abitanti, un aeroporto ogni 500.000; un po’ come se a Milano, dopo aver inventato quello di Malpensa, si pensasse a creare altri due aeroporti come Linate. Eppure, né la logica dei numeri né i disposti dell’Enac né il parere negativo espresso dalla Commissione Trasporti della Camera sembrano sfiorare le granitiche certezze dei nostri politici regionali che, dopo aver dichiarato che il quarto aeroporto è strategicamente funzionale alla crescita della Sibaritide e di tutta la Regione, in modo bipartisan hanno votato in Consiglio lo stanziamento di 5 milioni di euro per la sua progettazione.

 

SCOPELLITI - Quando il politico infedele cavalca la tigre dell’immaginario collettivo legato alla formula magica aeroporto = sviluppo, si creano i presupposti per dolorose illusioni e per un inutile spreco di risorse pubbliche. Il fallimento dell’aeroporto di Salerno, unitamente alla decisione di sotterrare il Progetto Mela da parte della Regione Sicilia, sono la prova di quanto appena detto. È necessario lavorare su concreti progetti di sviluppo che si basino su dati certi e attendibili, altrimenti si vende solo fumo o, peggio, si creano mostri improduttivi. Gli aeroporti per sopravvivere, oltre a dover fare sistema tra di loro, è necessario che abbiano un bacino di utenza abbastanza grande e strutturato da poter fornire una sufficiente domanda.

L’aeroporto di Reggio, se servisse solo la nostra città e se non fosse a servizio di un’area, come quella dello Stretto che va da Tropea e le Isole Eolie fino alla Locride e a Taormina, dalle potenzialità turistiche pressoché illimitate, compresso tra il Fontanarossa di Catania e lo scalo internazionale di Lametia, non avrebbe ragione di esistere.