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Archivio articoli
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C’è sempre un «primo». Od una «prima volta». Il primo calciatore reggino che cambiò squadra per poco nobili, se pur comprensibili, motivi di stipendio fu Ottavio Misefari, detto «Garibaldi». Avvenne nel 1925. La Juventus Messina promise al giovane centravanti cinquanta lire al mese (altro che le mille della famosa canzonetta di dieci anni più tardi!) ed il popolare «Garibaldi» si trasferì oltre Stretto col compagno di squadra Rattotti, con il quale – si vuole – fosse il calciatore amaranto più rappresentativo dell’epoca. Quanto valessero quelle cinquanta lire è difficile calcolare bene: si tenga conto che il biglietto d’ingresso allo stadio costava mezza lira.
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Eccoci ormai vicini alla Festa della Madonna; alla più grande, alla più bella, alla più vera festa de’ Reggini. Questi giorni stessi di preparazione ci destano nell’animo cento soavissimi affetti: eppure i tempi mutati, le distrazioni cresciute, la divisione degli spiriti, molto vanno togliendo di questa festività così incantevole un tempo, quale la troviamo, tornando indietro cogli anni, tra i più dolci ricordi della prima età. Altre penne hanno più volte descritta la festa reggina, onde a noi basti dir solo del suo preludio, che degno ci sembra di nota, specialmente se lo si guardi nel tempo accennato, in cui mantenevasi ancora nel suo pieno poetico e tradizionale.
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La tendenza sud, tra film e fiction
Se nel decennio che possiamo identificare tra il 1997 ed il 2007 la fiction ha fatto registrare un autentico boom produttivo, ed anche di ascolti, negli ultimi tempi questa tendenza sembra avere subito una piccola frenata. Si badi bene: non uno stop improvviso, ma un piccolo rallentamento. Il che non significa che il genere non sia più apprezzato dal pubblico italiano che, forse, però, è stato anche “vittima” di un sovraffollamento che probabilmente non ha giovato.
L’offerta, in ogni caso, sta rallentando: e se il 2008 ha proposto comunque molte ore di fiction, nel 2009 e nel 2010 si è programmato – anche per la crisi -, sia in Rai che da parte di Mediaset, un contenimento delle produzioni, quantomeno dei costi produttivi. Dunque, meno lunga serialità, mantenendo tuttavia quelle serie che ormai costituiscono una certezza, e più fiction di alto livello e di breve durata.
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Villa Umberto I, Cinema Margherita, Corso Vittorio Emanuele III, Pasticceria Margherita, Piazza Vittorio Emanuele II, Bar Regina Elena, Caserma Duca d’Aosta, Scuole Elementari Principe di Piemonte, Brefotrofio Umberto I…
A distanza di tanti decenni ormai dalla fine della monarchia, Reggio conserva ancora molte indicazioni e denominazioni legate a Casa Savoia. Segno evidente di democrazia e civiltà, ma anche di un lungo ed intenso feeling che unì la Città alla famiglia Reale.
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Da tempo, quando mi chiedono di dove io sia, rispondo che mi sento mediterraneo, per ragioni culturali, storiche, per esperienze personali, per scelte etiche e estetiche. Non è un caso che, nato a Messina per caso, per scelta e per convinzione lavoro di fronte a Messina, nell’Università Mediterranea di Reggio Calabria. Ed è per scelta e per convinzione che a Reggio Calabria, proprio al centro del Mediterraneo, vivo. E credo proprio che questa mia sarà una scelta definitiva.
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Agli Elleni di Càlcide che stavano per avventurarsi nei mari d’Occidente, l’Oracolo di Delfi aveva indicato come méta la foce dell’Apsìa, «il più sacro dei fiumi». Nel 1562 «a dì 16 di dicembre, Mercurii hora quasi 21 si suffundò la punta di Calamizzi e dove se dice lo pantano molti lochi alborati e vigni se convertirono in mare»: lo specchio d’acqua antistante Reggio, che nel 415 a.C. aveva ospitato la flotta ateniese e nel 60 d.C. la nave di Paolo di Tarso, perse in poche ore quella naturale diga foranea che, con tutta probabilità, aveva contribuito a far scegliere ai Calcidesi il sito nel quale ubicare la loro colonia sulla sponda orientale dello Stretto.
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Di Gaetano Sardiello
Nello sfondo bisogna pensare la vita semplice, ma pur appassionante, di quasi cinquant’anni or sono (qualche anno prima che il terremoto, sconvolgendola, la trasformasse) nella piccola cittadina di provincia, di cui gli aspetti esteriori prendevano spesso toni caratteristici – alcuni quasi stagionali – da colori, da odori diffusi per le strade, da voci che parevano familiari anche quando più estranee.
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di Gaetano Cingari
Nei nostri frequenti incontri, l’ormai anziano ma lucido onorevole Gaetano Sardiello ritornava spesso ai fatti più rilevanti e ai casi più curiosi della Reggio dei primi del secolo. E, fine chiosatore qual era, mi faceva rivivere una città, sì carica di problemi e di duri scontri personali e di gruppo, ma viva e operosa, e soprattutto animata da fondate speranze di nuovi più larghi progressi civili e sociali.
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